Direzione artistica Martina Angelotti e Emanuele Guidi
Attraverso un programma transdisciplinare, il Festival indaga le contraddizioni di un territorio e del nostro tempo prendendo spunto dalle architetture delle ex-colonie marine; si pone al crocevia fra passato, presente e futuro, rivisitando la storia e proponendo immaginari per nuove desiderabili transizioni ecologiche, culturali e sociali.
Il Festival tenta di mettere in discussione da un lato la visione di un modernismo sfuggito al controllo capitalista e dall’altro la necessità di ridefinire metodologie di costruzione e accoglienza del “comune”, allontanandosi dall’idea che l’essere umano debba vivere per produrre e consumare e proponendo alternative di coabitazioni virtuose e non estrattive.
Una mostra video lungo la rampa della Torre invita a ripercorrere frammenti di storia, interrogando e mettendo in crisi i modelli che l’hanno scritta, mentre gli spazi della Torre diventano luoghi abitabili, aperti alla cittadinanza, oggetto di indagini e incursioni con cui sarà possibile dialogare e entrare in relazione.
La pratica per un’esperienza immaginativa si alimenta attraverso interventi artistici, dialoghi, conferenze e performance con artist*, scrittor*, architett*, urbanist*, storic*, sociolog* e attivist*.
Perché un Festival
Il cambiamento non ha solo bisogno di essere studiato, pensato e immaginato, ha bisogno di essere agito.
Questo Festival è un’azione, un fatto, che impone la sua presenza facendo succedere qualcosa, in un contesto percepito immobile da decenni. E non bastava far succedere una cosa qualunque, era necessario impossessarsi dell’eredità di questi luoghi, ripensarla, scatenare nuovi immaginari grazie all’arte, rimettere al centro la questione dei vuoti urbani e praticare l’uso temporaneo di questi spazi, quale prospettiva per una nuova vita e riappropriazione, nel frattempo, di un cambiamento desiderabile. Le architetture, abitate e abbandonate, diventano così il luogo del pensare, dell’agire e di inizio di una transizione possibile.
Francesca Mazzocchi,
Presidente LAMA Impresa Sociale, capofila del progetto
“Una torre di sedici piani arrotondata e senza angoli. Lontanissime, le Alpi Apuane disegnavano una linea di grigio e bianco nelle fratture delle cave di marmo, e da lì sembravano un’altra barriera, un cancello della natura attorno al cancello della Torre, piantato da mani di uomo.
Se le montagne avessero deciso di allontanarsi al mare, la torre sarebbe stata spazzata via dal loro peso, crollando negli abissi”
Emanuela Piemonte, Le Amazzoni, Rizzoli, 2021
L’ex colonia marina Torre FIAT è la sede principale del Festival e ne incarna l’osservatorio privilegiato, l’occhio e il microfono tramite cui sarà possibile osservare e amplificare l’eco del paesaggio circostante a 360 gradi: di fronte il Mar Tirreno, porzione del Mediterraneo, sul retro le Alpi Apuane, patrimonio naturalistico, ma anche luogo di lavoro, sopravvivenza e fatica, insieme a morte e devastazione ambientale.
L’unica colonia che ha mantenuto il suo utilizzo originario, ribattezzata Torre Marina, ancora oggi centro di accoglienza turistica.
La Torre fu costruita su progetto dell’ingegner Vittorio Bonadè Bottino nel 1933 per volontà del senatore Agnelli, noto villeggiante della Versilia e legato indissolubilmente alla fama della vicina Forte dei Marmi. All’epoca il fabbricato era posto davanti al viale al mare – ora scomparso – su cui si apriva l’ingresso principale. Realizzata subito dopo l’albergo Duca d’Aosta di Sestriere (1932) opera dello stesso progettista, ne riprese l’analoga forma cilindrica che nel campo delle colonie inaugura la tipologia detta appunto “a torre”, di cui rimane l’esempio più significativo.
“Le Colonie sono monumenti “parlanti” che, sia pure in gran parte oggi in rovina o destinati ad altro uso, ci restituiscono i lacerti di una storia che affonda le proprie radici nel Novecento”
Stefano Pivato, andare per colonie estive, 2023
Il tratto costiero occupato dalle Colonie marine che caratterizza il litorale apuano, si estende tra la marina di Massa e quella di Carrara, arrivando quasi al confine con la vicina Liguria.
Le Colonie – architetture imponenti e complesse progettate principalmente tra i primi del ‘900 e il ventennio fascista – furono concepite come luoghi attivatori di un tipo di tempo collettivo, educativo e terapeutico per i figli della classe operaia; modelli di società organizzate per formare cittadini “futuri”, “sani” e “valorosi”, destinati alla vita in fabbrica o a quella militare.
Architetture umanizzate, che portano il nome delle stesse aziende fondatrici come Motta, Edison, Fiat, questi luoghi incarnavano l’immaginario della “vacanza” e della “cura”, incentivando l’idea di benessere sociale e di turismo popolare che ha caratterizzato per anni il paesaggio culturale di questa provincia.
Come nella riviera romagnola o nel litorale ostiense, le Colonie diventavano luogo rappresentativo di una speranza di equità sociale che garantiva a tutti e tutte il diritto alla vacanza.
La storia, dagli anni ‘80, ha ridefinito i profili del litorale, ora popolato da complessi cementizi di colonie perlopiù abbandonate, fatiscenti e in disuso, monito di promesse non mantenute e utopie fallite. Mentre la crisi climatica inghiotte l’ambiente acquatico fortemente antropizzato e minaccia a sua volta le architetture stesse, così come il modello sociale che le ha progettate.
Oggi quest’area ha decisamente modificato la sua prospettiva originaria, producendo grandi vuoti affacciati sul mare, presenze mute e abbandonate, soggette a varie forme di riuso lecite e meno lecite, che testimoniano un bisogno e un desiderio di riappropriazione.
Martina Angelotti
/curatrice e scrittrice d’arte
Nata e cresciuta a Massa
Si occupa di ideazione e produzione di mostre, performance, eventi e progetti di arte contemporanea, comprese rassegne cinematografiche, workshop, convegni e pubblicazioni. Attualmente è curatrice della Fondazione Ratti di Como dove cura un programma a lungo termine che mette in relazione pratiche artistiche ed ecologiche. Dal 2014 al 2020 è stata direttrice artistica di Careof (Milano) e dal 2007 è direttrice artistica e fondatrice di ON (Bologna), progetto dedicato al rapporto fra arte e sfera pubblica. Dal 2011 tiene corsi e seminari per Università Cattolica, IED (Firenze), IUAV (Venezia). Di recente ha curato per NERO editions la monografia “Fiamma Montezemolo. Hidden in Plain Sight” e il volume “Visible. From art to policies and care” (con Matteo Lucchetti e Judith Wielander). Per Meltemi nel 2023 ha curato e tradotto l’edizione italiana di “L’eredità” dell’artista e antropologa Elizabeth Povinelli.
Emanuele Guidi
/Curatore, scrittore e ricercatore
Nato a Carrara e cresciuto a Massa, dal 2006 di base a Berlino
Attualmente è dottorando in Practice in Curating presso l’Università di Reading (UK) e lo ZHdK di Zurigo (CH). Nel 2024 è stato fellow presso l’Archiv der Avantgarden di Dresda per cui ha pubblicato “Henry Martin: An Active Ear” (Spector Books, 2024). Tiene corsi e seminari in studi curatoriali, arte ed ecologia presso NABA di Milano e Roma, e presso la ZhDK di Zurigo. Tra il 2013 ed il 2022, è stato direttore artistico di ar/ge kunst, Kunstverein di Bolzano sviluppando programmi interdisciplinari tra arti visive, architettura ed ecologia politica, curando mostre di artisti come Jumana Manna, Mohamed Bourouissa, Otobong Nkanga e Slavs and Tatars. Altri progetti e mostre includono: hostileenvironments.eu (2020-2021), Silver Rights, Elena Mazzi (Södertäljie Konsthal, Svezia e Bienalsur/Museo Udaondo, 2021); Shadow Writings, Lorenzo Sandoval (Centro Párraga, Murcia, 2020).
Francesca Mazzocchi
presidente lama impresa sociale
Francesca Mazzocchi è Presidente del CdA di LAMA Impresa Sociale e Responsabile Area Comunicazione. Senior manager con oltre diciotto anni di esperienza, è entrata in LAMA nel 2018. Ha lavorato come funzionario nel mondo della rappresentanza datoriale e collaborato come consulente con l’Agenzia di Coesione Territoriale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Emilia Romagna e altre pubbliche amministrazioni. Esperta in partnership strategiche, relazioni istituzionali e strategie di comunicazione corporate e pubblica, ha maturato una vasta esperienza come project leader in campagne di comunicazione pubblica, piani urbanistici, processi partecipativi, politiche pubbliche, impact report e progetti europei.